DIVENTARE GENITORI

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A cura di Graziella Morrone,  Psicologa e Psicoterapeuta

Se diventare genitori è, in un certo senso, affare di una notte, in altro senso è invece un ruolo nel quale si cresce attraverso l’esperienza e una buona dose di errori. Non c’è manuale che prepari meglio dell’attingere al proprio passato di bambini nel rapporto con i genitori. Questa forse, la fonte più importante cui inconsciamente attingiamo. È il bambino stesso che è di aiuto a capire quanto realmente lo stiamo aiutando a crescere bene. La possibilità di osservare un bambino nell’ambiente familiare, permette ai genitori di poter constatare quei conflitti, forse fisiologici o necessari, per crescere bene. I problemi con i genitori, le liti con i fratelli sono lotte contro il mondo esterno necessarie per permettere al bambino di affrontare i propri conflitti interni. Quando però questi conflitti sottopongono il bambino ad una tensione troppo acuta, è importante che il genitore assolva il suo compito, ossia si preoccupi e si sforzi di capire cosa sta succedendo. Le reazioni emotive che il bambino risveglia in noi, una analisi dei nostri atteggiamenti e delle conseguenze sui figli permette al genitore di creare uno spazio per poter pensare e fare chiarezza.

LA MAMMA

Vero è che, quando nasce un bambino, nasce una mamma. E non esiste, penso, compito con più responsabilità del prendersi cura di una nuova vita così totalmente dipendente dalla nostra per il suo benessere fisico e psichico.

A volte è proprio il peso di questa responsabilità verso il neonato, che non permette ad alcune neomamme di sintonizzarsi con il proprio bambino. Alcune si concentrano eccessivamente sulle cure fisiche, negando che il bambino possa avere dei sentimenti e  che sia solo un insieme di riflessi. Per altre, l’aiuto e l’attenzione fin dal post-parto in ospedale, sembra rassicurarle. Come se accettassero per un po’ di tempo di essere considerate e trattate anche loro da neonati. C’è chi invece non vede l’ora di tornare a casa e di avere il bambino tutto per loro, nel nido costruito insieme. Per queste donne la maternità, seppure un’esperienza nuova, necessita di intimità e riservatezza. Ciò non toglie però la condivisione delle emozioni che coinvolgono la mamma nel prendere in braccio il bambino. È importante che la mamma possa sentire che accanto a lei c’è un compagno che la comprenda e si interessi ai suoi sentimenti e quelli del neonato. Anche le amiche possono essere di grande aiuto. Condividere e fare confronti con le amiche sono modi diversi per alleviare il peso di quella grande responsabilità che si affianca al piacere e alla soddisfazione di avere messo al mondo un bambino.

IL PAPA’

I giorni a seguire la nascita, quando ancora la mamma è in ospedale e forse anche fino ai primi mesi di vita del bambino, possono essere molto impegnativi per i papà. Alcuni possono provare la sensazione di essere esclusi, di non essere essenziali. La tensione emotiva che vive la coppia in questo periodo, potrebbe essere difficile da sostenere per entrambi. Se il padre nota quanto abbia bisogno di protezione la mamma, di quanto può sentirsi insicura e vulnerabile, potrà soddisfare ampiamente le proprie “aspirazioni materne”, che se pur celate o negate, esistono lui. Il papà ha bisogno di sentirsi utile e necessario fin dai primi momenti, sia per la madre che per il bambino, mano a mano sempre più. È frequente riscontrare nei papà gelosia per l’arrivo del figlio e regressioni a comportamenti infantili, come competere con lui per attirare l’attenzione della compagna. Questo senso di esclusione, a causa della venuta del bambino nella vita di coppia, richiede ad entrambi uno sforzo. Alla mamma è richiesta una maggiore tolleranza di questi sentimenti. Coinvolgere il marito poi, facendolo sentire di reale aiuto, piuttosto che rivolgersi ad altri familiari alimenta l’unità della nuova famiglia. Ricavare, infine, degli spazi per restare un po’ soli, togliendo per un po’ il bambino, tranquillizzano il papà che non è di troppo.

 

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